APPROFONDIMENTI
Proust afferma che:
“… possiamo conversare per tutta la vita
senza far altro che ripetere indefinitivamente il vuoto di un
minuto, mentre il cammino del pensiero nel lavoro solitario della
creazione artistica si fa nel senso della profondità, la sola
direzione che non ci sia chiusa, in cui possiamo progredire, con più
fatica, è vero, verso un risultato di verità.”
L’affermazione del
grande scrittore non potrebbe essere più precisa e chiara – e quel
possiamo conversare non
significa che questo sia il conversare, ma ci dice cosa sia lo
scrivere. Per chi ama appassionatamente questo strumento, la
sensazione provata è inesprimibile, o meglio, è molto più di ciò che
è dato esprimere. È una comunione, un’unione, una fusione, una
religione giustamente, visto che religione - religo significa
ricollego riunisco; mi riunisco con quella parte di me altrimenti
smarrita sulla superficie mondana nella quale vivo. Il silenzio è
necessario per ascoltare e per ascoltarsi, per vedere con occhi che
sanno penetrare i muri delle case, delle cose e delle persone, che
sanno andare oltre le mura delle città, delle verità nascoste, delle
paure e delle ombre.
Uno scrittore
catapultato nella storia dalla quale è stato attratto come da una
calamita, è sempre convinto che stia esplorando quel mondo
fantastico per propria scelta, solo dopo, a volte, si accorge che
non aveva potuto evitare di raccontare una storia vera, perché
quella storia per qualcuno è vera, anche se lui non lo sa.
Tutti noi che amiamo scrivere, sappiamo per certo che il romanzo al quale lavoriamo è il nostro grande Educatore, è il nostro Maestro; ed è questa funzione del nostro lavoro che difendiamo e al quale dobbiamo, per forza morale, essere fedeli.
Ancora Proust afferma:
Quale migliore
descrizione rende giustizia all’aggettivo
creativa, riferito alla
scrittura?
La degustazione delle parole, che accade nella
poesia, accende le intuizioni latenti che si riversano nella nostra
coscienza e obbligano il quotidiano ad un salto di qualità.
Spesso questa qualità di vita ci porta verso la
ricerca letteraria.
Ai critici che sminuiscono il romanzo come cosa
di scarso valore, Jane Austen argomenta:
“Vale a dire è solo un’opera
in cui si dispiegano le più alte doti dell’intelletto, e nel
linguaggio più squisito viene esposta al mondo la più profonda
conoscenza della natura umana, la descrizione più felice della sua
verità, la profusione più vivace di spirito e di humour.”
Se anche le critiche nei confronti della
narrativa non sono più quelle di quando un certo tipo di romanzo era
agli esordi della sua realtà, non si è ancora completamente
afferrata la forza creativa generatrice di altrettanta creatività
insita nel romanzo, in quanto la letteratura non riguarda solo
scrittori e lettori … siamo lettori e restiamo lettori, perché quel
libro che può capovolgere un vissuto, torna molto presto nello
scaffale della libreria e, metaforicamente, in un cassetto. Dovrebbe
invece rimanere nella nostra vita come una presenza, come un amico
che ogni giorno ci porta qualcosa di nuovo e al quale anche noi
diamo qualcosa, lo facciamo vivere, circolare, viaggiare nel mondo.
Quando la Austen parla di
profonda conoscenza della
natura umana dice qualcosa di essenziale che ci riguarda
ed è bizzarro accorgersi che questa
profonda conoscenza noi la
cerchiamo e la troviamo nei libri e nell’arte più che nella vita,
che con i suoi rumori e la sua fretta rimane nell’approssimazione
senza arrivare al fondo di una comprensione, di una verità.
L’escursione nel mondo dell’altro lo riserviamo a chi ha per noi una
particolare importanza, un particolare significato, ma con gli
altri, che sono poi praticamente tutti, ci basta l’immagine. La
letteratura però può diventare un ponte fra individualità diverse.
Il romanzo ci immerge talmente in un’altra vita,
che dimentichiamo, a momenti, la vita reale che viviamo, o meglio,
che scriviamo, fino a quando per un qualsiasi motivo,
sorprendentemente le due vite collimano aprendoci ad un panorama più
vasto; in quel momento unificante la consapevolezza segna uno
sviluppo che include coloro che non ci sono noti, ma ai quali
cominciamo ad interessarci.
E qui di nuovo, ci viene incontro Proust:
“Gli sciocchi si immaginano
che le vaste dimensioni dei fenomeni sociali siano un’ottima
occasione per penetrare più addentro nell’animo umano: dovrebbero
invece comprendere che solo discendendo in profondità nell’interno
di un individuo abbiamo qualche probabilità di capire quei
fenomeni.”
Gli uomini vanno conosciuti nella loro
interiorità, lì dove nascono le aspirazioni. Aspirazioni cullate per
anni e spesso in silenzio, che se non vengono comprese sono
destinate a diventare i segreti di una vita, mentre permettere che
queste aspirazioni diventino piene realizzazioni produce ricchezza e
benessere per l’intera società.

La lettura
rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e
la scrittura lo rende esatto.
(Francis Bacon)