Elisabetta Mastrocola

Scrittura Creativa

 

APPROFONDIMENTI

Scrivere è dare ascolto alla voce che parla dentro di noi e le immagini che la accompagnano sono simboli carichi del significato della nostra esistenza presente e del nostro passato che si tendono verso un futuro per disegnare altre immagini e altre storie, perché la scrittura è sempre creativa.

Proust afferma che: 

“… possiamo conversare per tutta la vita senza far altro che ripetere indefinitivamente il vuoto di un minuto, mentre il cammino del pensiero nel lavoro solitario della creazione artistica si fa nel senso della profondità, la sola direzione che non ci sia chiusa, in cui possiamo progredire, con più fatica, è vero, verso un risultato di verità.”

L’affermazione del grande scrittore non potrebbe essere più precisa e chiara – e quel possiamo conversare non significa che questo sia il conversare, ma ci dice cosa sia lo scrivere. Per chi ama appassionatamente questo strumento, la sensazione provata è inesprimibile, o meglio, è molto più di ciò che è dato esprimere. È una comunione, un’unione, una fusione, una religione giustamente, visto che religione - religo significa ricollego riunisco; mi riunisco con quella parte di me altrimenti smarrita sulla superficie mondana nella quale vivo. Il silenzio è necessario per ascoltare e per ascoltarsi, per vedere con occhi che sanno penetrare i muri delle case, delle cose e delle persone, che sanno andare oltre le mura delle città, delle verità nascoste, delle paure e delle ombre.

Uno scrittore catapultato nella storia dalla quale è stato attratto come da una calamita, è sempre convinto che stia esplorando quel mondo fantastico per propria scelta, solo dopo, a volte, si accorge che non aveva potuto evitare di raccontare una storia vera, perché quella storia per qualcuno è vera, anche se lui non lo sa.

Tutti noi che amiamo scrivere, sappiamo per certo che il romanzo al quale lavoriamo è il nostro grande Educatore, è il nostro Maestro; ed è questa funzione del nostro lavoro che difendiamo e al quale dobbiamo, per forza morale, essere fedeli.

Ancora Proust afferma:

 “… Sapevo che era possibile illuminarla la vita che noi viviamo nelle tenebre e ricondurla alla sua verità, essa che viene falsata di continuo, per attuarla finalmente in un libro – pensavo – quale impresa gli si presenta davanti! Per darne un’idea bisognerebbe chiedere a prestito dei paragoni alle arti più nobili e più disparate; perché uno scrittore simile, il quale d’altronde, di ogni carattere dovrà far apparire la facce opposte per renderne evidente il volume, dovrà preparare il proprio libro minuziosamente, con costanti raggruppamenti di forze come un’offensiva, sopportarlo come una fatica, accettarlo come una disciplina, costruirlo come una chiesa, seguirlo come un regime, superarlo come un ostacolo, conquistarlo come un’amicizia, supernutrirlo come un bambino, crearlo come un universo, senza trascurare quei misteri che probabilmente hanno la loro spiegazione soltanto in altri mondi e il cui presentimento è quel che ci commuove nella vita e nell’arte.”

Quale migliore descrizione rende giustizia all’aggettivo creativa, riferito alla scrittura?

La degustazione delle parole, che accade nella poesia, accende le intuizioni latenti che si riversano nella nostra coscienza e obbligano il quotidiano ad un salto di qualità.

Spesso questa qualità di vita ci porta verso la ricerca letteraria. 

Ai critici che sminuiscono il romanzo come cosa di scarso valore, Jane Austen argomenta: “Vale a dire è solo un’opera in cui si dispiegano le più alte doti dell’intelletto, e nel linguaggio più squisito viene esposta al mondo la più profonda conoscenza della natura umana, la descrizione più felice della sua verità, la profusione più vivace di spirito e di humour.”  

Se anche le critiche nei confronti della narrativa non sono più quelle di quando un certo tipo di romanzo era agli esordi della sua realtà, non si è ancora completamente afferrata la forza creativa generatrice di altrettanta creatività insita nel romanzo, in quanto la letteratura non riguarda solo scrittori e lettori … siamo lettori e restiamo lettori, perché quel libro che può capovolgere un vissuto, torna molto presto nello scaffale della libreria e, metaforicamente, in un cassetto. Dovrebbe invece rimanere nella nostra vita come una presenza, come un amico che ogni giorno ci porta qualcosa di nuovo e al quale anche noi diamo qualcosa, lo facciamo vivere, circolare, viaggiare nel mondo.

Quando la Austen parla di profonda conoscenza della natura umana dice qualcosa di essenziale che ci riguarda  ed è bizzarro accorgersi che questa profonda conoscenza noi la cerchiamo e la troviamo nei libri e nell’arte più che nella vita, che con i suoi rumori e la sua fretta rimane nell’approssimazione senza arrivare al fondo di una comprensione, di una verità. L’escursione nel mondo dell’altro lo riserviamo a chi ha per noi una particolare importanza, un particolare significato, ma con gli altri, che sono poi praticamente tutti, ci basta l’immagine. La letteratura però può diventare un ponte fra individualità diverse.

Il romanzo ci immerge talmente in un’altra vita, che dimentichiamo, a momenti, la vita reale che viviamo, o meglio, che scriviamo, fino a quando per un qualsiasi motivo, sorprendentemente le due vite collimano aprendoci ad un panorama più vasto; in quel momento unificante la consapevolezza segna uno sviluppo che include coloro che non ci sono noti, ma ai quali cominciamo ad interessarci.

 

E qui di nuovo, ci viene incontro Proust: “Gli sciocchi si immaginano che le vaste dimensioni dei fenomeni sociali siano un’ottima occasione per penetrare più addentro nell’animo umano: dovrebbero invece comprendere che solo discendendo in profondità nell’interno di un individuo abbiamo qualche probabilità di capire quei fenomeni.”

Gli uomini vanno conosciuti nella loro interiorità, lì dove nascono le aspirazioni. Aspirazioni cullate per anni e spesso in silenzio, che se non vengono comprese sono destinate a diventare i segreti di una vita, mentre permettere che queste aspirazioni diventino piene realizzazioni produce ricchezza e benessere per l’intera società.

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Elisabetta Mastrocola 

La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende esatto.
(Francis Bacon)